Compensi minimi

Lo scorso 31 maggio il TAR Lazio ha accolto il ricorso ASMEL Consortile contro il MIT ed ha annullato il compenso minimo di 3000 euro che esso aveva imposto per i Commissari di gara (Decreto ministeriale del 12/02/2018). Per la Centrale si trattava di una scelta irragionevole ed illegittima perché un costo di circa 11.000 euro (3 Commissari più trasferte) non trova capienza nelle spese generali (cd. quadro economico), che non possono superare il 10-12% del valore di gara e dunque avrebbe bloccato gli appalti, almeno quelli sotto i 500.000 euro, il 75% delle gare dei Comuni. Ancora una volta, si dimostra che il “blocco dei cantieri” non deriva da una “fuga dalla firma” ma da apparati romani, afflitti da vera e propria bulimia regolatoria, cui viene appaltata la stesura del 75% delle norme. E che non rispondono a nessuno, a volte nemmeno alla legge. Infatti, il Codice (art. 77, comma 10) delega al MIT la fissazione dei compensi massimi, non certo di quelli minimi. Il decreto aveva ottenuto il “concerto” del MEF, istituzionalmente preposto alla verifica dei provvedimenti che producono nuovi costi per l’erario e che aveva tranquillamente, invece, sottoscritto un decreto MIT che avrebbe prodotto maggiori oneri per l’erario per 1,5 miliardi di euro. Per non parlare di ANAC, che dovrebbe garantire il rispetto della legalità, ed invece ha espresso parere favorevole ad un decreto contra legem come sancito dal TAR. E di ANCI, che dichiara il monopolio (ope legis!) della rappresentanza dei Comuni e che ha lasciato ASMEL ancora una volta da sola a tutelarne gli interessi. Insomma, quattro apparati in accordo su un decreto irragionevole ed illegittimo, come riconosciuto dal TAR. La consueta acquiescenza di ANCI, “nei secoli fedele” (in bilancio ha più entrate da commesse pubbliche che da quote associative), è questa volta ancora più grave, in quanto la vicenda svela l’annoso pregiudizio degli apparati romani verso gli Enti locali, i cui dipendenti sarebbero inetti e incompetenti e pertanto da sostituire, nelle Commissioni di gara, con professionisti privati. Per attrarre i quali occorreva fissare compensi minimi adeguati. SEDE SOCIALE SEDE OPERATIVA Via Carlo Cattaneo, 9 21013 GALLARATE (VA) Mail: posta@asmel.eu Centro Direzionale, Isola G/1 80143 NAPOLI Tel/Fax: 081-7879717 / 7879992 Al contrario, competenze, professionalità e impegno sono più facilmente rinvenibili nei Comuni, in primis quelli piccoli e medi, piuttosto che nei carrozzoni romani. Gli stessi cui tre anni fa è stata appaltata la stesura della Riforma Appalti, divenuta ormai un autentico manuale di enigmistica giuridica, a risposte multiple. Senza aver ancora provveduto alla stesura della maggioranza dei decreti attuativi. E con sovrana incuranza rispetto a ritardi, sulle scadenze fissate dalla legge, anche superiori ai 30 mesi. Nell’approccio, centralista e dirigista degli apparati romani, infatti, non può esistere sanzione per chi sta al vertice. Con il vecchio Codice Appalti, solo i dipendenti pubblici potevano partecipare alle Commissioni di gara, salvo eccezioni legate a carenze di organico da documentare adeguatamente. Il nuovo Codice ha introdotto l’Albo nazionale dei Commissari, gestito da ANAC e aperto a professionisti privati. Il TAR Lazio, sul punto, mette in evidenza il parere espresso da ANAC secondo cui occorre “scongiurare il rischio di determinazione del compenso al ribasso a detrimento della prestazione”. Un parere coerente con l’apertura ai privati. I professionisti con requisiti idonei all’iscrizione all’Albo sono 400mila, i pubblici a malapena 20mila. Il pubblico vive del proprio stipendio e si adegua a compensi anche di qualche centinaio di euro. Spesso neanche quelli. Basta fare due conti per accorgersi che le Commissioni sarebbero state formate al 95% da privati ed al 5% da dipendenti pubblici. In definitiva, ASMEL ha scongiurato il rischio di commissioni di gara appaltate ai privati, fulgido esempio di eterogenesi dei fini nell’azione di ANAC. Che un Albo possa funzionare anche senza compensi minimi è dimostrato dall’esperienza della Centrale di Committenza ASMEL. Che gestisce da 6 anni un proprio Albo cui possono attingere gli oltre 1500 Comuni Soci della Centrale. Vi sono iscritti solo dipendenti pubblici con le necessarie qualifiche, senza necessità di ricorrere ai privati. Una indagine ANAC certifica che i Comuni sanno essere abili e virtuosi quando si tratta di evitare sprechi. È il controllo civico che fa la differenza, specie nei Comuni piccoli e medi, rispetto ai carrozzoni romani. I quali producono (si alimentano di) un groviglio inestricabile di norme. Autentica fonte di corruzione e principale palla al piede nell’azione dei Comuni. Anzi dell’intero Sistema Italia. Come più volte rimarcato dall’OCSE e dai principali Osservatori internazionali concordi nel legare l’ultraventennale ritardo della crescita italiana rispetto alle altre nazioni sviluppate, all’eccesso di regolazione ed alla conseguente incertezza normativa. 

Qui la Circolare del 04/06/2019

Qui l'articolo di Italia Oggi del 04/06/2019

Qui l'articolo del Sole24Ore del 04/06/2019 

Qui l'articolo di Affari Italiani del 03/06/2019

Qui il Comunicato

Qui la Circolare del 06/08/2018

Qui l'Ordinanza del Tar

Qui l'articolo del 08/08/2018 del Mattino

Qui l'articolo del 07/08/2018 di Italia Oggi

Qui l'articolo del 06/08/2018 del Sole24Ore

Qui l'articolo del 08/08/2018 del Mattino

Qui l'articolo del 07/08/2018 di Italia Oggi

Qui l'articolo del 06/08/2018 del Sole24Ore

Qui l'articolo del 09/08/2018 del Sole24Ore

Qui l'articolo del 22/08/2018 del Fatto Quotidiano

Qui la Circolare per il Ricorso al Decreto MIT

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