Albo commissari

Albo commissari

Albo commissari

Subito dopo l’entrata in vigore del Codice dei contratti pubblici n.50/2016 era stato affidato al MIT il compito di definire le modalità di nomina delle Commissioni di gara. Con Decreto ministeriale del 12/02/2018 il MIT aveva approvato una tabella fissando un compenso minimo di 3.000 euro per tutti i Commissari di gara, a prescindere dall’importo dell’appalto. In maniera tempestiva ASMEL Consortile aveva impugnato il provvedimento innanzi al TAR Lazio che aveva proceduto ad annullare il provvedimento impugnato. Per ASMEL si trattava di una scelta irragionevole ed illegittima perché un costo di circa 11.000 euro (3 Commissari più trasferte) non trova capienza nelle spese generali (cd. quadro economico), che non possono superare il 10-12% del valore di gara e dunque avrebbe bloccato gli appalti, almeno quelli sotto i 500.000 euro, il 75% delle gare dei Comuni. La denuncia di ASMEL partiva dal fatto che l’art. 77, comma 10 del Codice delegava al MIT la fissazione dei compensi massimi, non certo di quelli minimi. Il decreto aveva ottenuto il “concerto” del MEF, istituzionalmente preposto alla verifica dei provvedimenti che producono nuovi costi per l’erario e che aveva tranquillamente, invece, sottoscritto un decreto MIT che avrebbe prodotto maggiori oneri per l’erario per 1,5 miliardi di euro. Per non parlare di ANAC, che dovrebbe garantire il rispetto della legalità, ed invece ha espresso parere favorevole ad un decreto contra legem come sancito dal TAR. E di ANCI, che dichiara il monopolio (ope legis!) della rappresentanza dei Comuni e che ha lasciato ASMEL ancora una volta da sola a tutelarne gli interessi. Insomma, quattro apparati in accordo su un decreto irragionevole ed illegittimo, come riconosciuto dal TAR.

Nell’approccio, centralista e dirigista degli apparati romani, infatti, non può esistere sanzione per chi sta al vertice. Con il vecchio Codice Appalti, solo i dipendenti pubblici potevano partecipare alle Commissioni di gara, salvo eccezioni legate a carenze di organico da documentare adeguatamente. Il nuovo Codice ha introdotto l’Albo nazionale dei Commissari, gestito da ANAC e aperto a professionisti privati. Il TAR Lazio, sul punto, mette in evidenza il parere espresso da ANAC secondo cui occorre “scongiurare il rischio di determinazione del compenso al ribasso a detrimento della prestazione”. Un parere coerente con l’apertura ai privati. I professionisti con requisiti idonei all’iscrizione all’Albo sono 400mila, i pubblici a malapena 20mila. Il pubblico vive del proprio stipendio e si adegua a compensi anche di qualche centinaio di euro. Spesso neanche quelli. Basta fare due conti per accorgersi che le Commissioni sarebbero state formate al 95% da privati ed al 5% da dipendenti pubblici.

In definitiva, ASMEL ha scongiurato il rischio di commissioni di gara appaltate ai privati, fulgido esempio di eterogenesi dei fini nell’azione di ANAC, valorizzando invece la forza dell’esperienza della Centrale di Committenza ASMEL CONSORTILE che attraverso un proprio Albo in cui risultano iscritti i dipendenti pubblici con le necessarie qualifiche degli oltre 1500 Comuni Soci, garantiva la diffusione di expertice interne alla PA con costi contenuti e valorizzazione del personale dei Comuni.