RIFORMA MONTAGNA, IL ROVINOSO DIETROFRONT DELL’ANCI "MINISTERIALE". ASMEL: «BASTA CONTRADDIZIONI, LA BATTAGLIA LEGALE PROSEGUE»

Il castello di carte della nuova classificazione montana sta crollando. Con un dietrofront rovinoso, l'ANCI ha ufficialmente chiesto al Ministro Calderoli

RIFORMA MONTAGNA, IL ROVINOSO DIETROFRONT DELL’ANCI "MINISTERIALE". ASMEL: «BASTA CONTRADDIZIONI, LA BATTAGLIA LEGALE PROSEGUE»

Il castello di carte della nuova classificazione montana sta crollando. Con un dietrofront rovinoso, l'ANCI ha ufficialmente chiesto al Ministro Calderoli

RIFORMA MONTAGNA, IL ROVINOSO DIETROFRONT DELL’ANCI "MINISTERIALE". ASMEL: «BASTA CONTRADDIZIONI, LA BATTAGLIA LEGALE PROSEGUE»

Il castello di carte della nuova classificazione montana sta crollando. Con un dietrofront rovinoso, l'ANCI ha ufficialmente chiesto al Ministro Calderoli

Il castello di carte della nuova classificazione montana sta crollando. Con un dietrofront rovinoso, l'ANCI ha ufficialmente chiesto al Ministro Calderoli di bloccare l'iter di adozione del DPCM sui Comuni montani. Dopo mesi passati a definire la riforma un "risultato politico importante", i vertici dell'Associazione nazionale firmano oggi una richiesta di sospensione, parlando di "profondo stato di allarme" e "forti preoccupazioni" per i territori esclusi.

L'ammissione di un fallimento annunciato

Per ASMEL, che fin dal primo giorno ha denunciato la "montagna del righello" e ha già trascinato il Governo davanti al TAR Lazio con il ricorso collettivo dei Comuni declassati, la mossa dell’ANCI è la conferma definitiva di quanto sostenuto dall'Associazione: «Siamo davanti a una retromarcia clamorosa che certifica il fallimento di una strategia basata sull'ambiguità», dichiara Francesco Pinto il Segretario Generale ASMEL. «Mentre noi eravamo nelle aule di giustizia a difendere i Comuni "ghigliottinati" dai parametri di altimetria e pendenza, i vertici ANCI avallavano politicamente una classificazione che oggi definiscono allarmante. Questo ritardo nel riconoscere la realtà ha causato un caos normativo senza precedenti e un rischio concreto per i servizi essenziali dei cittadini».

Il paradosso del "metodo ANCI"

L’ANCI aveva prima accettato l'istruttoria tecnica basata sui soli parametri fisici e poi espresso parere favorevole in Conferenza Unificata del 5 febbraio 2026, nonostante la mancata intesa formale delle Regioni. Solo oggi, davanti alla rivolta dei territori guidata da ASMEL, l’ANCI chiede di tornare al vecchio elenco, proponendo di integrarlo con i nuovi ingressi. «Un ravvedimento operoso che però arriva fuori tempo massimo», prosegue il segretario ASMEL. «L'avallo iniziale dei vertici nazionali ha agito come falso presupposto di legittimità per il Governo, nonostante anche la rivolta delle sezioni regionali di Anci».

La battaglia legale prosegue: ricorso al Capo dello Stato

Il ricorso collettivo al TAR prosegue la sua strada. Inoltre è in fase di perfezionamento l'adesione per l’ulteriore il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, per i Comuni che non hanno fatto in tempo ad aderire al TAR.

ASMEL non si accontenta di promesse di sospensione: la montagna è una condizione umana e sociale che va tutelata con atti certi e non con informative contraddittorie o dietrofront tardivi.