LA RIVOLTA DEI COMUNI MONTANI ARRIVA AL TAR. GIÀ 135 I RICORSI DEPOSITATI
LA RIVOLTA DEI COMUNI MONTANI ARRIVA AL TAR. GIÀ 135 I RICORSI DEPOSITATI
LA RIVOLTA DEI COMUNI MONTANI ARRIVA AL TAR. GIÀ 135 I RICORSI DEPOSITATI
La battaglia contro la nuova geografia della montagna italiana entra nel vivo nelle aule di giustizia. Ad oggi, sono 135 gli enti che hanno depositato il ricorso collettivo, risultando già visibili sul portale ufficiale giustizia-amministrativa.it. Impugnata la classificazione tecnica.
Contro la "montagna del righello"
Al centro della rivolta c’è la critica netta alla classificazione tecnica dei comuni montani stabilita dalla delibera ministeriale di febbraio. I criteri basati esclusivamente su base geomorfologica (altimetria e pendenza), ignorano la realtà economica e sociale dei territori. Questa impostazione crea una montagna a due velocità dove le "vette d'oro" mantengono i privilegi, mentre i centri più fragili vengono declassati a comuni di "serie B".
La riforma ha generato anche un pasticcio burocratico. Ad oggi, i sindaci devono districarsi tra elenchi differenti a seconda che si debba accedere ai fondi, ottenere misure di sostegno o applicare l’esenzione IMU agricola, che continuano a seguire criteri del 1993 in totale contraddizione con la nuova classificazione.
Il commento di Francesco Pinto, Segretario generale ASMEL
«Mentre la legge riconosce la montagna come una complessa realtà socio-economica, i criteri tecnici adottati dal Governo sono politicamente miopi: applicare un "righello" geomorfologico significa togliere risorse e diritti proprio ai territori più fragili del Paese», dichiara Francesco Pinto. «ASMEL si è opposta fin dall'inizio a questa riforma varata a tavolino. Le altre associazioni di rappresentanza non possono continuare a voltarsi dall'altra parte quando si tratta di tutelare concretamente i Comuni, a partire dalla stessa ANCI, non si può esultare per un "importante risultato politico" quando oltre 600 enti vengono declassati e privati di servizi essenziali per colpa di un algoritmo».
La voce dei Sindaci: "Non sono privilegi, sono servizi vitali"
Nel ricorso presentato con ASMEL, gli amministratori locali denunciano l'impatto devastante del declassamento sulle loro comunità. Per Manuel Borrelli, Sindaco di Vibonati «Prima potevamo beneficiare di criteri più favorevoli per la formazione delle classi e il mantenimento dei presìdi. È per tutelare questi servizi essenziali che abbiamo deciso di ricorrere al TAR».; Domenico Mantegna, Sindaco di Benestare conferma che «Mantenere una scuola aperta o una Guardia Medica è già una fatica enorme. Essere riconosciuti montani significa contare su parametri diversi che aiutano a tenere vivi questi presìdi. I Comuni non sono stati ascoltati: è stato fatto un elenco senza una reale concertazione». Laura Cappelli, Sindaca di Buggerru segnala «Per noi l’esclusione ha conseguenze concrete sulla manutenzione delle strade rurali e sulle imprese agricole. Non potremo più partecipare ai bandi regionali dedicati e dovremo farcene carico con risorse di bilancio, togliendole ad altri servizi». Anche Edoardo Giudiceandrea, Sindaco di Calopezzati ritiene che «Essere esclusi significa avere meno strumenti e meno accesso a risorse che per noi fanno davvero la differenza».
ASMEL non lascia indietro nessuno: intervento "ad adiuvandum"
Il segretario generale comunica che, oltre a sostenere i primi firmatari, l’Associazione si costituirà in giudizio "ad adiuvandum" per garantire copertura legale e rappresentanza politica anche a quei Comuni che, pur colpiti dalla "sforbiciata" di Calderoli, non sono riusciti ad aderire formalmente in questa prima fase.
Appartamento a Napoli il 29 maggio
La mobilitazione prosegue: invitiamo tutti gli amministratori locali a ritrovarsi il prossimo 29 maggio a Napoli in occasione del Forum delle Autonomie. Sarà il momento decisivo per fare il punto sulla battaglia legale e ribadire che la montagna è una condizione umana e sociale, non un calcolo di pendenza deciso a tavolino.