COMUNI SENZA VOCE NELLA NUOVA CLASSIFICAZIONE MONTANA

COMUNI SENZA VOCE NELLA NUOVA CLASSIFICAZIONE MONTANA

COMUNI SENZA VOCE NELLA NUOVA CLASSIFICAZIONE MONTANA

La nuova classificazione dei Comuni montani riapre una questione che va oltre i parametri tecnici e riguarda la rappresentanza istituzionale degli Enti locali. L’intesa sui criteri in Conferenza Stato-Città è passata con il solo avallo di ANCI, senza un confronto strutturato con le altre associazioni dei Comuni.

Francesco Pinto, Segretario generale ASMEL, intervistato da Il Mattino, critica il metodo seguito: «La revisione che riduce i Comuni montani da 4.065 a 3.715 ha ottenuto il consenso della sola ANCI, mentre le Regioni si sono espresse in ordine sparso». Per Pinto va ripensata la Conferenza Stato-Città, istituita quando non esistevano realtà come ASMEL che rappresenta i Comuni medio piccoli dove vive il 70% della popolazione italiana e Anpci che rappresenta quelli più piccoli. «Oggi, su 14 posti assegnati ai Comuni, solo uno è espressione di un piccolo centro, peraltro occupato da un vicepresidente ANCI».

Nel merito della riforma sui Comuni montani, ASMEL chiede criteri completi: «Ben vengano criteri oggettivi come altitudine e pendenza, ma occorre tener conto anche degli indicatori socio-demografici, altrimenti si penalizzano le realtà più fragili».

I dati citati da Il Mattino indicano effetti rilevanti: Sardegna tra le Regioni più colpite, con 110 Comuni esclusi, e Campania con 63.

Oltre 600 Comuni italiani risultano ancora declassati rispetto all’elenco storico, in larga parte caratterizzati da redditi pro-capite tra i più bassi del Paese. È qui che si misura la distorsione. Si continua a discutere di altimetrie e parametri tecnici mentre la “montagna povera” viene progressivamente espulsa dal perimetro del riconoscimento statale, proprio dove il sostegno è più necessario.

Questa non è la stabilità che i territori attendono. È una revisione tecnica che rincorre gli effetti senza affrontare le cause. La montagna non è una media altimetrica. È una condizione strutturale fatta di fragilità socio-economica, isolamento e declino demografico. Finché questi fattori non entreranno stabilmente nei criteri, ogni aggiornamento resterà un rattoppo. E ogni Comune escluso continuerà a pagare il prezzo, non in statistiche, ma in servizi che arretrano e comunità che si assottigliano.