COMUNI MONTANI, SIT-IN DEI SINDACI A ROMA NEL GIORNO DELL’UDIENZA AL TAR LAZIO
COMUNI MONTANI, SIT-IN DEI SINDACI A ROMA NEL GIORNO DELL’UDIENZA AL TAR LAZIO
COMUNI MONTANI, SIT-IN DEI SINDACI A ROMA NEL GIORNO DELL’UDIENZA AL TAR LAZIO
La battaglia dei Comuni montani arriva a Roma, davanti alle sedi del Governo e del Parlamento. Sindaci e amministratori locali provenienti da tutta Italia si sono riuniti oggi nella Capitale per protestare contro la nuova classificazione dei Comuni montani, proprio nel giorno fissato per l’udienza al TAR Lazio per la sospensiva della deliberazione adottata dal Consiglio dei Ministri.
Il provvedimento ridefinisce la geografia della montagna italiana utilizzando criteri esclusivamente geomorfologici, basati su altimetria e pendenza. Dal nuovo elenco sono stati esclusi 641 Comuni precedentemente montani, in assenza di un’intesa con le Regioni, passaggio ritenuto essenziale per una materia che incide direttamente sull’organizzazione e sul futuro dei territori.
La mobilitazione odierna è partita dal Comune di Urbino, socio ASMEL, e ha coinvolto numerosi rappresentanti istituzionali accomunati dalla richiesta di una revisione della riforma, ritenuta penalizzante per realtà già esposte a fragilità territoriali, spopolamento e difficoltà infrastrutturali. Il Sindaco di Urbino, Maurizio Gambini, ha dato voce alle ragioni della protesta e richiamato la necessità di un intervento delle Istituzioni. «Questa mobilitazione nazionale, partita proprio dalla nostra città, non ha un colore politico ma è a difesa dei nostri territori e delle nostre comunità», ha dichiarato. «Chiediamo alle Istituzioni di ascoltare il nostro appello e modificare una norma che penalizza oltre 600 Comuni in tutta Italia».
Gambini, in una dichiarazione riportata dal Corriere Adriatico, ha anche chiesto le dimissioni del Sindaco ascolano, Marco Fioravanti, dalla presidenza di Anci Marche e dal consiglio nazionale Anci che, insieme al presidente nazionale Gaetano Manfredi, non avrebbero adeguatamente difeso i territori esclusi dalla nuova classificazione.
Nel silenzio delle altre associazioni, a raccogliere la protesta dei Comuni esclusi è stata ASMEL, che da subito ha denunciato la questione e sostenuto le spese del ricorso collettivo con l’obiettivo di ottenere la sospensiva del provvedimento, così da consentire ai Comuni esclusi di mantenere vantaggi, agevolazioni e accesso ai fondi.
Il sit-in di Roma segna dunque un passaggio politico, istituzionale e giudiziario di una battaglia che non riguarda solo una classificazione amministrativa, ma il riconoscimento concreto delle condizioni in cui operano i Comuni montani. Per ASMEL, la difesa di questi territori passa dalla rappresentanza, dall’azione legale e dalla richiesta di criteri più aderenti alla realtà delle comunità locali.