COMUNI MONTANI, ANCHE IN TOSCANA IL NUOVO ELENCO RIAPRE IL NODO (IRRISOLTO) DEI CRITERI

COMUNI MONTANI, ANCHE IN TOSCANA IL NUOVO ELENCO RIAPRE IL NODO (IRRISOLTO) DEI CRITERI

COMUNI MONTANI, ANCHE IN TOSCANA IL NUOVO ELENCO RIAPRE IL NODO (IRRISOLTO) DEI CRITERI

La nuova classificazione dei Comuni montani continua a sollevare dubbi e richieste di revisione. Dopo l’entrata in vigore della legge 131/2025, il Governo è già intervenuto con una serie di correzioni, segno di un impianto che non ha ancora trovato un equilibrio pienamente convincente.

Anche in Toscana la situazione è critica. Dei 149 Comuni storicamente considerati montani, il Dpcm 2025 ne aveva confermati soltanto 82. Con il Dpcm 2026 il perimetro è stato in parte ampliato: oggi i Comuni montani risultano 113, tra enti confermati e nuovi ingressi. Un’estensione che corregge parzialmente l’elenco iniziale, ma che continua a lasciare fuori moltissimi territori.

Come ribadito più volte, non si tratta solo di un elenco di Comuni. Dallo status di Comune montano dipendono infatti accesso a fondi nazionali e regionali, agevolazioni fiscali, misure di sostegno per imprese e professionisti e margini più ampi di programmazione territoriale. L’esclusione produce quindi effetti concreti sulla capacità degli enti di affrontare spopolamento, carenza di servizi e fragilità strutturali.

A tenere aperto il dibattito, da Nord a Sud, è soprattutto il criterio scelto dalla legge. Come osservato dal sindaco di San Marcello Piteglio, Luca Marmo, il problema nasce dalla sovrapposizione non coerente tra due concetti diversi: «la montanità, legata tradizionalmente a parametri fisici come altitudine e pendenza, e l’internalità, che riguarda invece distanza dai servizi, accessibilità, divari socio-economici e condizioni reali di marginalità territoriale».

È proprio qui che si concentra la critica più forte, sostenuta anche da ASMEL e, all’unisono, da centinaia di altri sindaci che affrontano le difficoltà dei territori quotidianamente. «La nuova disciplina, - ricorda sempre il sindaco Marmo - costruita quasi esclusivamente su parametri altimetrici e morfologici, rischia di escludere Comuni che non rientrano rigidamente nella definizione tecnica di montagna ma che presentano, però, indici molto elevati di fragilità». Tra i casi eclatanti figurano Monterotondo Marittimo, classificato come periferico e con indice di fragilità pari a 10 nella scala Istat, e Pomarance, con indice 9. A questi si aggiunge il caso di Cinigliano, escluso nonostante un’altimetria superiore ai mille metri.

Le conseguenze sono tutt’altro che marginali, aggiunge Marmo: «La nuova legge sulla montagna prevede infatti strumenti di sostegno che finanziano prevalentemente investimenti, con una dotazione di circa 200 milioni di euro l’anno a livello nazionale, ripartita tra le Regioni e destinata ai Comuni rientranti nella classificazione. Restare fuori significa, di fatto, non poter accedere a queste risorse. Lo stesso vale per altre misure mirate, pensate per sostenere la presenza di professioni sanitarie, personale scolastico e nuove iniziative imprenditoriali nei territori montani».

Sul piano normativo si va inoltre profilando un assetto complesso. Le deroghe che mantengono agganciate alcune leggi regionali al vecchio elenco evitano effetti immediati su determinati fondi, ma producono una duplicazione di criteri e riferimenti: da un lato la lista nazionale valida per i fondi FOSMIT, dall’altro elenchi regionali ancora utilizzati per altre misure. Il rischio è quello di un sistema a geometria variabile, con classificazioni differenti a seconda dello strumento attivato.

Per ASMEL questo scenario contraddice l’obiettivo di semplificazione dichiarato dalla legge n. 131/2025. La revisione dei criteri dovrebbe puntare a una lettura più aderente alle condizioni reali dei territori. La montagna, infatti, non può essere ridotta a una media altimetrica. È una condizione strutturale fatta di isolamento, fragilità e difficoltà di accesso ai servizi. E proprio da qui dovrebbe ripartire ogni riordino che voglia davvero sostenere i Comuni esposti a marginalità e declino demografico.

Il Sindaco Marmo conclude «Servirebbe un modello capace di tenere insieme queste due dimensioni. La legge invece è stata costruita quasi esclusivamente sulla base di altitudine e pendenza, lasciando fuori comuni che non risultano rigorosamente montani secondo questi parametri ma che vivono comunque condizioni di forte difficoltà».