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MULTE ISTAT – ANCI SI È SVEGLIATA
Accolto l’invito di ASMEL per una soluzione politica alla vicenda delle multe recentemente inflitte da ISTAT a circa 1500 Sindaci in tutt’Italia. Qui la recente Circolare ai Soci Asmel.
ANCI ha comunicato di aver presentato un emendamento al decreto correttivo da 3,4 miliardi, che realizza un colpo di spugna limitato ai Comuni con meno di 10mila abitanti e valido fino al 30 novembre prossimo. Meglio di niente. Ci auguriamo che l’emendamento venga accolto per scongiurare una figuraccia inaudita e un contenzioso giudiziario per il quale ci siamo, in ogni caso, già attrezzati.
ISTAT si è infatti appellata ad una norma del 1989, quando non si sapeva che sarebbe nata Internet, che prescrive sanzioni a quanti, pubblici e privati, omettano di fornire i dati richiesti dall’Istituto di Statistica. Un minimo di 516 euro, massimo di 5.160, inflitti a quanti non si adeguano alle prescrizioni pubblicate solennemente, con un Decreto del Presidente della Repubblica, sulla Gazzetta Ufficiale!
Entro novembre, comunque, confidiamo di fare in tempo perché i burocrati romani si accorgano che i dati (i permessi a costruire) che ISTAT pretende dai Comuni, vengono da sempre regolarmente pubblicati sull’Albo Pretorio, per essere validi a norma di legge. Curiosamente, nemmeno ANCI si è ancora accorta che tutti i Comuni, anche i più piccoli, sono da anni dotati di Albo informatizzato. Con lo stesso click, con cui pubblicano i permessi a costruire, potrebbero, quindi, trasmetterli, attraverso la Rete, anche ad ISTAT se solo si degnasse di indicare l’indirizzo ed il formato con cui desidera riceverli.
Inadempienti, semmai, non sono i Comuni, ma la Conferenza Stato-Città cui l’art. 14 del Testo Unico degli Enti Locali ha affidato invano, dal lontano agosto del 2000, la definizione delle misure per “il colloquio” tra i sistemi informatici dei Comuni e quelli dell’ISTAT.
La Conferenza, inutile dirlo, è da sempre presidiata da ANCI quasi che sia l’unica Associazione di Comuni. Da anni non è più cosi, e non ha più senso che essa pretenda di continuare ad avere il monopolio della rappresentanza dei Comuni. Una pretesa che produce perdita di credibilità e autorevolezza e che l’ha condotta a rappresentare l’ultima enclave consociativa a resistere in Italia, sempre pronta ad “obbedir tacendo” con Governi di destra, di sinistra o tecnici che siano.
Con il risultato, sotto gli occhi di tutti, che ad accollarsi i sacrifici maggiori, in questi anni di spending review, è stato il comparto degli Enti locali.
Come se non bastasse, il legislatore e la burocrazia romana continuano a sfornare norme ed imporre adempimenti trattando gli Enti alla stregua di filiali delle prefetture da tenere sotto controllo e soprattutto da sfoltire e accorpare. Una valanga di norme scritte da chi non conosce le realtà territoriali e che spesso costringe i dipendenti comunali ad impegnare più tempo per rispettare adempimenti formali piuttosto che per erogare servizi ai cittadini.
La vicenda ISTAT è solo la punta di uno sterminato iceberg. I “lacci e lacciuoli” non imbrigliano più solo le realtà produttive ma anche le istituzioni più vicine ai cittadini. Con l’aggravante che nel pubblico essi hanno formato gomitoli talmente spessi da ostacolare la trasparenza e trasformarsi in un micidiale veicolo di corruzione.
Siamo ormai governati da un bigottismo normativo che rappresenta il principale freno alla crescita del sistema Italia.
Le autonomie locali, rappresentano una risorsa per il Paese e non un problema. Le immagini, che hanno fatto il giro del mondo in occasione dei recenti eventi sismici, hanno messo in evidenza, accanto alla fierezza ed al coraggio delle popolazioni colpite, amministratori pubblici capaci di combattere e rappresentare con efficacia le esigenze dei territori. E che, non a caso, puntano il dito, prima ancora che sulla mancanza di risorse, su una burocrazia asfissiante che blocca e ritarda tutto.
La riforma elettorale, attualmente al centro del dibattito politico, deve puntare a valorizzare le energie più vitali del Paese. L’antipolitica si combatte portando in Parlamento non i portaborse ma i rappresentati dei territori. È sufficiente superare le attuali norme che impongono vincoli e incompatibilità per evitare che gli amministratori locali facciano concorrenza ai nominati.

>> Qui la circolare

 

La comunità professionale dei Responsabili prevenzione corruzione (RPC) e dei Responsabili per la trasparenza e integrità (RTI) è promossa da ASMEL ed è gratuita per gli enti associati. 

Ecco i servizi più utilizzati dai Soci Asmel aderenti alla community professionale e di pratica www.sportelloanticorruzione.it:

>> Video-Corsi e modulistica per la Formazione obbligatoria,
>> Trasmissione all’ANAC dell’elenco, in formato xml, delle gare e contratti (art.1 comma 32 della Legge 190/2012),
>> Schemi e tabelle in formato personalizzabile con le Istruzioni Operative per la compilazione del PTPC attualizzati alla determinazione Anac n. 12/2015,
>> Istruzioni operative integrate con quelle Anac per la compilazione della Relazione annuale del RPC,

>> Schema per la predisposizione del Documento Unico di Programmazione (DUP) comprensivo degli adempimenti anticorruzione,
>> Software App Anticorruzione per poter gestire concretamente le diverse attività e scadenze,
>> Consulenza on line personalizzata,
>> Scadenzario degli adempimenti urgenti per RPC e RTI. integrate con quelle Anac per la compilazione della Relazione annuale del RPC,