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REPLICA AL CORRIERE DELLA SERA SULLE RETTIFICHE AL CODICE APPALTI

Antonio Stella su “Il Corriere della Sera” tuona contro l’Avviso di rettifica pubblicato in Gazzetta Ufficiale con 181 “errata corrige” per emendare il nuovo Codice degli Appalti, varato lo scorso 19 Aprile.
Stella sostiene che si tratta di un numero abnorme rispetto ai 220 articoli che lo compongono e che non c’è da meravigliarsi del conseguente crollo delle gare bandite, quantificato dall’ANCE nel 75%. Quasi che i responsabili delle Stazioni appaltanti si siano fermati in attesa delle correzioni. Impostazione che offende il buon senso degli addetti ai lavori, che di certo non si sono fermati per la presenza, pur numerosa, di meri errori materiali, riconoscibili come tali da chiunque.
D’altra parte, i lavori per la stesura del nuovo Codice sono stati portati a termine in tempi eccezionalmente ridotti, perché Il Parlamento ha varato la legge che ha affidato al governo la delega per la riscrittura del testo con contestuale recepimento delle direttive europee. Senonché, malgrado queste ultime imponessero il recepimento da parte degli Stati membri tassativamente entro due anni dalla loro pubblicazione avvenuta il 18 aprile 2014, il Parlamento italiano ha varato la legge delega solo il 28 gennaio scorso. Di fatto, imponendo all’apposita Commissione governativa di rispettare i termini del 18 aprile successivo. Il Parlamento italiano ha impiegato, quindi, quasi due anni per approvare una legge delega extralarge che pur imponendo, il divieto di norme più restrittive rispetto alle direttive, di fatto, ha aggiunto una vasta gamma di prescrizioni, molte delle quali a rischio di conflitto con le stesse direttive.
Sarebbe stato sufficiente, come proposto da ASMEL, nell’Audizione in Senato del 10 marzo 2015 dichiarare le direttive europee legge italiana, lasciando alla soft law il compito di definire le norme di dettaglio. Semplificando il ruolo di ANAC, che sarebbe stata chiamata a caratterizzare le norme europee sulla realtà italiana. Mentre oggi è stata chiamata ad intervenire per interpretare e dettagliare una normativa estremamente articolata e complessa.
In ogni caso, il nuovo Codice contiene novità importanti e ciò sicuramente comporta ritardi per approfondirne la reale portata. Contiene, soprattutto, numerosi richiami a norme attuative ancora da varare e ciò spiega la posizione attendista di quanti preferiscono avere certezze sul nuovo quadro normativo. Sta di fatto, che nei Comuni non capoluogo, laddove si sono liberate risorse, ovvero si è trattato di affidare lavori e servizi non rinviabili, le procedure di gara non si sono fermate. Lo certifica l’andamento delle gare della Centrale di Committenza ASMECOMM, di proprietà di Comuni non capoluogo che registra un aumento delle gare bandite del 35,5% nel confronto tra il primo semestre di quest’anno e quello del 2015.
Nel pubblico è certamente presente una certa resistenza al cambiamento, perché le macchine burocratiche richiedono un minimo di abbrivio per riavviarsi. Ma non si fermano certo per la presenza di meri errori materiali. Anzi, nei comuni non capoluogo, ove è più stretto il “controllo sociale” dei cittadini non ci si ferma neanche di fronte a difficoltà interpretative oggettive. L’utilizzo poi delle piattaforme telematiche impone oltre che trasparenza e tracciabilità, anche la standardizzazione e la condivisone delle procedure, superando ritardi e difficoltà interpretative.

 

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Ecco i servizi più utilizzati dai Soci Asmel aderenti alla community professionale e di pratica www.sportelloanticorruzione.it:

>> Video-Corsi e modulistica per la Formazione obbligatoria,
>> Trasmissione all’ANAC dell’elenco, in formato xml, delle gare e contratti (art.1 comma 32 della Legge 190/2012),
>> Schemi e tabelle in formato personalizzabile con le Istruzioni Operative per la compilazione del PTPC attualizzati alla determinazione Anac n. 12/2015,
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