Abolita la pubblicità “cartacea” dei bandi di gara? Giro di vite in arrivo per l’obbligo di pubblicazione dei bandi sui giornali. A far sentire la sua voce, il Sottosegretario all'Editoria Senatore Vito Crimi che in un’intervista pubblicata dal quotidiano La Verità

06/07/2018

Giro di vite in arrivo per l’obbligo di pubblicazione dei bandi sui giornali. A far sentire la sua voce, il Sottosegretario all'Editoria Senatore Vito Crimi che in un’intervista pubblicata dal quotidiano La Verità, dichiara di voler abolire l’obbligo di pubblicazione degli avvisi sui quotidiani. «Ad oggi – spiega il sottosegretario – infatti subito dopo l’aggiudicazione l’impresa deve rimborsare le spese di pubblicazione alla Pubblica amministrazione. Un vero e proprio balzello per le aziende che vogliono lavorare con quest’ultima».

Come è noto, l’Unione Europea ha da tempo affermato come “l’ampia disponibilità e la facilità di utilizzazione di Internet rendono gli avvisi pubblicitari sui siti molto più accessibili, in particolare per le imprese di altri Stati membri e le PMI interessate ad appalti di importo limitato”. L’art. 32 della legge 69/2009 aveva a suo tempo promosso il progressivo superamento della pubblicazione in forma cartacea, disponendo per le amministrazioni e gli enti pubblici, la pubblicazione su siti informatici dei provvedimenti concernenti procedure ad evidenza pubblica o i propri bilanci. Soprattutto, a tenore del comma 5 dello stesso articolo, si era previsto che: “A decorrere dal 1° gennaio 2011 e, nei casi di cui al comma 2, dal 1° gennaio 2013, le pubblicazioni effettuate in forma cartacea non hanno effetto di pubblicità legale, ferma restando la possibilità per le amministrazioni e gli enti pubblici, in via integrativa, di effettuare la pubblicità sui quotidiani a scopo di maggiore diffusione, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio”. La legge delega n. 11/2016 aveva ancora contemplato all’art. 1, lett. s), tra i criteri direttivi, la “revisione della disciplina in materia di pubblicità degli avvisi e dei bandi di gara, in modo da fare ricorso a strumenti di pubblicità di tipo informatico”. È., invece, proprio il nuovo Codice degli appalti all’art. 73, comma 4, che rimette in discussione il percorso normativo verso la definitiva soppressione della pubblicità cartacea, disponendo che il decreto ministeriale, nel definire gli indirizzi generali di pubblicazione al fine di garantire la certezza della data di pubblicazione e adeguati livelli di trasparenza e di conoscibilità, potesse anche prevedere “l’utilizzo della stampa quotidiana maggiormente diffusa nell’area interessata”. Il quadro poi si aggrava ulteriormente con l’art. 4 del decreto MIT del 2 dicembre 2016 attuativo del richiamato articolo, dove l’obbligo di pubblicazione sui quotidiani viene addirittura ampliato rispetto al regime previgente e ricollegato alla proclamata finalità “di garantire adeguati livelli di trasparenza e di conoscibilità delle procedure di gara e di favorire la concorrenza attraverso la più ampia partecipazione delle imprese interessate, anche nelle realtà territoriali locali”.

Un’inversione di tendenza che rappresenta un evidente “aiutino” alla carta stampata in crisi.  Basti considerare che ormai solo attraverso Internet tutti gli operatori interessati, comprese le pmi e le ditte straniere, possono essere informati facilmente e in tempo reale su tutti bandi pubblici. L’alternativa per gli operatori economici è quella di comprare, tutti i giorni, tutti i giornali e sfogliarli tutti per rintracciare eventuali notizie sugli appalti di proprio interesse racchiuse in riquadri sempre più minuscoli che rinviano per un’informazione completa ai siti internet.

Ormai tra le due alternative non c’è partita. Solo in un Paese dominato dal bigottismo normativo si può far finta di ignorare che oggi con pochi spiccioli ci si registra a newsletter specializzate che avvertono in tempo reale e in forma integrale sui bandi appena pubblicati sulla base dell’interesse indicato dagli abbonati.

Se aiutino deve esserci tanto vale superare ogni ipocrisia ed imporre a carico degli aggiudicatari una tassa per il sostegno alla carta stampata in crisi.

Il valore dell’aiutino potrebbe essere calibrato sulle somme incassate dai giornali negli anni precedenti, e ridotto gradatamente negli anni successivi.

Anche questa è semplificazione e riduzione di tempi e adempimenti inutili.

 

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